In una notte fredda e stellata una vela annaspa in balia del vento. Sembra che le onde stiano per inghiottirla da un momento all'altro, ma lei resiste inesorabile.
A bordo, il suo capitano si dispera: la bussola gli è scivolata tra le mani e con un gorgoglio si è inabissata tra la spuma biancastra.
Il capitano, sconvolto dal presagio che quelle che sta vivendo possono essere le sue ultime ore, ricorda con rimorso il suo passato, rimproverando a se stesso che non sarebbe mai dovuto salpare. Ripensa alla sua vita, alle sue scelte e ai volti di coloro che ha lasciato dietro di sé, cominciando a credere che non li rivedrà mai più.
Quando tutto sembra perduto, mentre tenta inutilmente di trovare l'equilibrio, prova a staccare gli occhi da terra.
Si alza, sale le scale ed esce lentamente allo scoperto; inala quell'aria ghiacciata e salmastra quasi la volesse divorare e poi la respinge fuori in una corposa condensa, confondendola col mondo intero. Alza pesantemente lo sguardo alle stelle, le guarda, le ascolta. Si ferma immobile per un istante.
Lentamente, brandisce il timone e con una decisione che mai lo aveva accompagnato prima, vira dritto verso il suo desiderio; sa bene che non sarà facile: è cosciente che per lui non c'è nulla di più complicato che rimanere saldo dentro il suo anelito di vita. Mentre lo scafo fila via liscio e silenzioso, seguendo fedelmente le increspature delle onde, all'orizzonte intravede l'aurora.
2010, Jordan Ship
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